
di Redazione
Dopo la Psa preoccupa l'afta epizootica
Il virus è stato identificato per la prima volta in 50 anni in un allevamento di bovini ungherese
Con una nota, il Ministero della Salute ha informato che lo scorso 7 marzo l’Autorità nazionale per la sicurezza della catena alimentare dell’Ungheria (Nébih) ha confermato un focolaio di afta epizootica in un allevamento di bovini da latte nel nord dell’Ungheria. Già nella giornata di lunedì 10, la Commissione europea ha provveduto a convocare tutti i referenti dei Servizi veterinari degli Stati membri in video conferenza.
L’afta epizootica è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce gli animali a unghia fessa, come bovini, suini, ovini e caprini sia domestici che selvatici. Così come per la peste suina, il virus non rappresenta un pericolo per la salute umana, ma le conseguenze della sua circolazione potrebbero rappresentare un problema economico per la zootecnia e condurre a serie restrizioni sul commercio internazionale di animali e prodotti di origine animale.
Non a caso, la normativa europea di riferimento è la medesima che, negli ultimi anni, abbiamo imparato a conoscere a causa della Peste suina africana. Anche per questa malattia, trattandosi di un virus per il quale le popolazioni di ungulati selvatici possono rappresentare un serbatoio e un vettore, sono previste misure di restrizione a carico dell’attività venatoria come, per esempio, l’interdizione della stessa in un raggio di 10km dai focolai.
Il Ministero della Salute ha già invitato le autorità competenti a prestare la massima attenzione e ad aumentare la sorveglianza passiva su tutto il territorio nazionale. Ancora una volta, però, il mondo venatorio rischia di trovarsi alle prese con la gestione di una problematica che va ben oltre i risvolti “ludico-ricreativi” della caccia e per la quale ci auguriamo non si commettano gli errori fatti negli ultimi tre anni.
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