Nel 1981 Escobar importò un maschio e quattro femmine
Nel 1981 Escobar importò un maschio e quattro femmine - © Bernard Dupont
Pubblicato il in Attualità
di Redazione

I giudici hanno deciso di eradicare gli ippopotami di Pablo Escobar

La gestione delle specie alloctone è da sempre complessa, ma se gli animali in questione sono un centinaio di ippopotami le cose si complicano ulteriormente

Un tribunale colombiano ha sentenziato che gli ippopotami presenti nel dipartimento di Antioquia vanno rimossi. Sono troppi e troppo pericolosi per continuare a popolare la zona e, nonostante il tema sia stato più volte al centro dell'attenzione negli scorsi anni, ora pare si sia decisi a scrivere la parola fine alla pittoresca vicenda. Ma come ci è finita una popolazione vitale di ippopotami in Colombia, a migliaia di km dall'areale originario della specie e addirittura in un altro continente?

Nel 1981 Pablo Escobar ne importò quattro, un maschio e tre femmine, e li sistemò nello zoo allestito nella sfarzosa Hacienda Nápoles, dove il narcotrafficante teneva i numerosi animali esotici della sua collezione. Fin qui nulla di male, sempre che si sorvoli sulla "professione" del personaggio in questione. I problemi con gli ippopotami incominciarono nel 1993, con la morte del boss e il sequestro del ranch da parte delle autorità colombiane. Tutti gli animali furono velocemente collocati nei vari zoo del paese o venduti. Tutti tranne gli ippopotami. Negli anni successivi la proprietà andò incontro alla rovina e i pachidermi, che nel frattempo avevano incominciato a riprodursi, vennero di fatto lasciati liberi di stabilirsi nel vicino fiume Magdalena e in altre aree umide nei dintorni. Oggi si stima siano quasi un centinaio.

I giudici amministrativi colombiani, e qui casca l'asino, o forse meglio dire l'ippopotamo, nella sentenza hanno però richiamato "la necessità di attuare misure urgenti ed efficaci per proteggere l'equilibrio ecologico, senza perdere di vista l'obbligo di garantire il benessere degli ippopotami come esseri senzienti". Non certo una passeggiata se pensiamo alle implicazioni del "piazzare" animali di una simile stazza. Un compito che con buona probabilità avrebbe dato del filo da torcere anche al poliedrico narcotrafficante. L'impressione è che degli ippopotami di Escobar, che nel frattempo sono anche diventati un'attrazione turistica, sentiremo parlare ancora per un po'.

Se sei interessato alla caccia sostenibile e alla conservazione dell'ambiente e della fauna selvatica, segui la pagina Facebook e l'account Instagram di Hunting Log, la rivista del cacciatore responsabile.

Altri articoli dalla sezione Attualità

Federcaccia: 125 anni e non sentirli
Pubblicato il in Attualità
di Redazione
Federcaccia: 125 anni e non sentirli

Quest'anno ricorre il 125esimo anniversario della nascita della prima e principale associazione venatoria del nostro Paese >>

Congresso filiera carni di selvaggina: un focus su caccia e cacciatori
Pubblicato il in Attualità
di Redazione
Congresso filiera carni di selvaggina: un focus su caccia e cacciatori

Nel IV Congresso Nazionale Filiera delle Carni di Selvaggina Selvatica saranno centrali alcune sessioni con tematiche inerenti l’attività venatoria >>

Ispra: una conferenza per spiegare che è giusto uccidere certi animali
Pubblicato il in Attualità
di Redazione
Ispra: una conferenza per spiegare che è giusto uccidere certi animali

L'Ispra sarà impegnato nel cercare di invertire la tendenza odierna nel considerare l'uccisione di un animale errata a priori >>

Cia-Agricoltori italiani: modificare 157 per contrastare la fauna
Pubblicato il in Attualità
di Redazione
Cia-Agricoltori italiani: modificare 157 per contrastare la fauna

L'associazione agricola Cia è tornata a chiedere di modificare la 157 per garantire un equilibrio tra tutela ambientale e agricoltura >>